Comunicazione ed emozioni: il coraggio della relazione face to face

Di | 30 giugno 2015

internet

“Pasquale ha trascorso diversi anni in un’azienda ed è stato sempre stimato dai colleghi per la sua cortesia e disponibilità. Dopo essere stato inviato per una missione all’estero, Pasquale rimane in contatto con i suoi colleghi via email. Un suo amico gli comunica (sempre via email) che gli è stato fatto un torto: un suo progetto, di cui si era occupato prima della partenza, è stato considerato insufficiente ed è stato affidato ad un collega che lo ha rifatto. Pasquale si prende una grande arrabbiatura, ma non lascia sbollire l’ira, non chiede spiegazioni in un confronto telefonico con gli interessati, non scrive una lettera.
Pasquale decide di inviare una email al responsabile del presunto torto accusandolo di aver fatto favori aziendali e quando l’interlocutore gli risponde (sempre via email) chiedendogli se fosse impazzito, Pasquale rincara la dose. Inoltre, per rafforzare il messaggio, invia la mail in copia a diversi colleghi. Quella è stata la fine della carriera di Pasquale.”

Con questo storia Umberto Eco nella riflessione “Mezzo e messaggio. I cortocircuiti al tempo delle email” (La Repubblica, 13/09/2014) ha analizzato come nell’era delle email e della messaggistica istantanea “il modo di trasporto del messaggio possa interferire con la natura del messaggio stesso”.

Comunicazione e interazione

L’email è diventato ormai il mezzo di comunicazione mediata più usato sia per le comunicazioni professionali sia per quelle interpersonali, mutando inevitabilmente le modalità di interazione ed incidendo sui contenuti stessi che vengono trasmessi.

Pasquale ha ricevuto una cattiva notizia via email ed il “mezzo” lo aveva spinto a reagire subito. È come se lo schermo del computer avesse eccitato la parte più oscura del suo animo e le emozioni suscitate dalla notizia appresa avessero preso il sopravvento oltrepassando la fase di gestione del conflitto.
Cosa sarebbe successo se Pasquale avesse avuto il coraggio di fissare una conference call o un incontro con i diretti interessati?

L’interazione e il tono non sarebbero stati certamente gli stessi. Pasquale inviando quel messaggio scritto, da un lato, si era esposto molto di più lasciando poco spazio all’interpretazione dell’interlocutore, e dall’altro, non trovandosi face to face con i suoi colleghi non aveva controllato la durezza del suo tono.
Nulla sembra essere cambiato da McLuhan all’era del 3.0: il mezzo è il messaggio e lo condiziona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi la notifica sui nuovi post del Blog

Abilita JavaScript e Cookies nel brauser per iscriverti