Costruire una cultura della produttività: i tre piani di sviluppo

Di | 29 gennaio 2018

Più di cento email al giorno. Messaggi di ogni tipo sugli smartphone. Automobili che diventano uffici. Giornate di lavoro che si dilatano a dismisura, per via di fusi orari o di ansie proprie o del capo. Pranzi alla macchinetta. Telefonate di fuoco sui campi da sci, con il terrore di perdere il campo o di non riuscire a vedere l’ultima email. Se ci guardiamo attorno, questo è uno scenario molto comune. E talvolta, o forse spesso, può riguardare ciascuno di noi.

Sappiamo tutti che questo non porta a maggiori risultati. Ma come uscire da questa situazione? Per affrontare questa sfida sempre più rilevante è necessario aiutare le persone a costruire competenze e abitudini efficaci. Troppo spesso ci si lascia trasportare, ci si crea degli alibi che ci portano a pensare che non sia possibile un’alternativa a rispondere al telefono mentre di sabato nostra figlia sta segnando il primo canestro della sua vita in partita.

Il ruolo della cultura aziendale nella produttività

Detto questo, la cultura dell’organizzazione può facilitare oppure rendere quasi impossibile alle persone una reale capacità di focalizzazione sulle priorità.
La cultura, insieme di norme esplicite ed implicite che guidano i comportamenti delle persone, ha infatti un forte impatto sulla produttività e sulla gestione del tempo e delle energie delle persone.

Ecco qualche semplice domanda che potete porvi per iniziare a riflettere su qual è oggi la vostra cultura organizzativa, se date priorità alle cose importanti o vivete in una cultura dell’urgenza, dove tutto è subito.

  • Le persone vengono incoraggiate a prendersi del tempo per pensare? Per creare? Per innovare? Da soli? In team?
  • Le persone hanno partecipato a riunioni in cui il loro contributo è chiaro e rilevante? Se il PC è aperto e acceso, anche in queste occasioni, serve davvero?
  • Le persone gestiscono in maniera responsabile il proprio tempo produttivo e sociale? E quello di recupero delle energie?

Cultura aziendale e produttività

Naturalmente nella definizione della cultura la storia ha la sua importanza. Ci sono infatti sostanziali differenze se l’azienda è di matrice mediterranea o nord europea, se è presente o meno l’imprenditore in azienda, se gestisce efficacemente il suo tempo e quello dei propri riporti, per fare alcuni esempi.

Essere consapevoli di qual è lo stato attuale della vostra cultura organizzativa è essenziale per la produttività e i risultati che volete ottenere. Se un’organizzazione vuole una produttività eccellente, può interrogarsi sulle sue buone e cattive abitudini in tema di gestione del tempo e della produttività personale, sulle modalità con cui gestisce progetti formali ed informali, sulle aspettative esplicite ed implicite che sono presenti all’interno dell’organizzazione.

Su questo in Italia partiamo svantaggiati: la nostra cultura policrona associa al tempo potere, status e cura delle relazioni. Altre culture, monocrome, permettono un approccio più “scientifico” e meno emotivo. Ma penso che uno degli aspetti positivi del mondo globalizzato, sia che possiamo conoscere maggiormente la nostra cultura e se vogliamo abbiamo il potere di cambiare, costruire una nuova cultura. Partendo dalle persone, partendo dai leader.

3 piani d’azione

Un’organizzazione che voglia lavorare su questi aspetti, è chiamata ad agire in maniera sinergica su questi tre piani:

  • la cultura personale, favorendo comportamenti responsabili delle persone e aiutando ognuno ad andare oltre i falsi miti che talvolta abbiamo su noi stessi
  • la cultura nei team, attraverso un’azione congiunta di manager e collaboratori che possono co-definire modalità di lavoro che permetta di identificare e preservare le azioni ad alto valore aggiunto
  • la cultura organizzativa, che parte dall’alto dell’azienda e su cui il ruolo delle Risorse Umane può essere molto rilevante

L’impatto è economico: si misura nella qualità del lavoro svolto, dai livelli di innovazione che riusciamo a raggiungere, si vede dalla creatività e dall’impegno di ognuno nel fare davvero la differenza.

 


 

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