Competizione vs collaborazione

Di | 23 giugno 2022

Le storie di ambienti di lavoro competitivi sono piuttosto provocatorie, evocano immagini di mega studi legali newyorkesi ad alto numero di ore billable o di note società di consulenza dove vige il “up or out”: dove se non si avanza, si consiglia di lasciare.

Questo approccio darwiniano alla gestione delle risorse umane – e alla cultura aziendale – per alcuni manager risulta essere efficace, specialmente se associato ai successi ottenuti da parte di alcune di queste aziende. Tuttavia, bisogna essere quantomeno cauti quando si pensa di introdurre la competizione nel proprio posto di lavoro.

Proviamo ad analizzare potenziali benefici ed effetti negativi.

Competizione VS Collaborazione

La competizione può aumentare la produttività, è vero; a volte può aiutare ad “accendere il fuoco”. L’idea di confrontarsi regolarmente con i propri pari motiva le persone a lavorare di più e più a lungo, allo scopo di migliorare le proprie performance.

Sulla stessa linea, la competizione può incrementare l’efficienza. Nel tentativo di essere più produttivi, i dipendenti trovano modi per essere più efficienti nei loro processi lavorativi. Questo porta ad un livello di ottimizzazione maggiore e ricorrendo ad un approccio volto a risolvere i problemi che influenzano negativamente la loro produttività. È estremamente plausibile che la produttività e gli incrementi di efficienza provochino un’impennata nelle revenue. Creando meccanismi incentivanti, che premiano solamente le prestazioni di vendita, la probabilità che più contratti vengano chiusi aumenta sensibilmente.

Arrivati a questo punto possiamo dire che tutto sembrerebbe molto positivo per l’individuo e di conseguenza per l’organizzazione.

Sebbene gli effetti a breve termine della promozione di un ambiente di lavoro competitivo possano essere attraenti, non bisogna dimenticare quelli potenzialmente negativi. La competizione spesso concentra i dipendenti su sé stessi invece che sui colleghi e sull’organizzazione. Dal momento che le loro performance vengono giudicate in relazione agli altri, potrebbero non essere così cooperativi o non volgere lo sguardo più in là per il più alto interesse dell’azienda, qualora questo intralciasse il raggiungimento dei KPI su cui vengono valutati.

Immaginate che Maria scopra che Roberto sta svolgendo un’attività per cui lei conosce una scorciatoia. Sarebbe altrettanto incline ad aiutare il suo collega se questo comporterebbe avere una maggior concorrenza, pur riconoscendo che l’azienda in primis ne beneficerebbe avendo un Roberto più produttivo? La competizione può creare un gruppo di lupi solitari contro un branco collaborativo.

La competizione può anche causare stress. Ho visto realtà in cui a fine giornata venivano affissi su una parete i numeri delle vendite fatte. Tutti potevano vedere esattamente chi vendeva cosa e quanto, era come essere sotto i riflettori, per cui se non si stava vendendo abbastanza la propria posizione ne soffriva.

Quei numeri sul muro non rilevavano però la cultura che si creava all’interno del dipartimento: una lotta intestina tra colleghi, spesso non del tutto leale e neppure sana, in cui il nome sul contratto di qualcuno contava più dell’esperienza del cliente.

Realtà di questo tipo inducono i veri professionisti consulenziali a trasferirsi in aziende non competitive, che attribuiscono maggior valore all’esperienza dei clienti, focalizzandosi sui loro reali bisogni.

Per sua stessa natura, un ambiente di lavoro competitivo può alienare i dipendenti che apprezzano di più la collaborazione che la competizione. Anche se non possono sempre fornire le prestazioni più elevate, possono essere il collante che tiene unita un’organizzazione. Essere classificati sul posto di lavoro è stressante!

Ho rischiato anch’io in questo articolo di legare la competizione solo a ruoli commerciali. Certo è più facile rendere l’idea con loro! Sono quelli che entrano in ufficio con il petto all’infuori, che si danno il cinque e sono convinti di essere loro a fornire il valore aggiunto più alto per raggiungere il fatturato richiesto dai vertici aziendali. NON È COSÌ! I risultati del singolo sono frutto della cooperazione di molte altre funzioni che lavorano insieme per fare in modo che quando un commerciale arriva dal cliente, egli conosca già brand e reputation o riconosca il know – how che l’organizzazione possiede e continua ad avere, magari grazie ad un dipartimento Ricerca e Sviluppo sempre all’avanguardia.

Invece di creare una competizione che lavora contro la cultura dell’organizzazione, i leader dovrebbero concentrarsi sulla competizione che è integrata nella cultura del lavoro.

I leader devono capire che una sana competizione soddisfa sempre questi criteri chiave:

  • È reciprocamente vantaggiosa
  • Riflette la mission, i valori e le norme dell’organizzazione
  • Sostiene i membri del team

Mentre pensate a come incorporare la competizione all’interno della organizzazione, scoprite come allinearla al modo in cui desiderate che i team interagiscano tra loro. La competizione dovrebbe concentrarsi, coinvolgere e guidare la produttività dei team nel loro insieme, non riguardare i singoli.

La collaborazione, che è in qualche modo antitetica alla competizione, può produrre un ambiente in cui il tutto è maggiore della somma delle sue parti. Se la vostra azienda dovesse mai affrontare un momento di crisi, questa cultura collaborativa potrebbe essere la sola spinta per poter andare avanti. Sulla base di questo, è meglio mantenere lo spirito competitivo concentrato sui competitor della vostra azienda, piuttosto che tra i vostri dipendenti.


Per approfondire il tema, consulta il programma del corso “La collaborazione“.

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