Liberiamo il nostro tempo per ciò che è strategico

Di | 7 aprile 2022

Chi di noi non desidera disperatamente essere meno occupato? Eppure, continuiamo a fare scelte che ci mettono nella posizione di essere sempre più impegnati.

Non c’è mai abbastanza tempo. Lo viviamo, lo sentiamo intorno a noi ogni giorno.

Secondo una ricerca del Management Research Group su 10.000 senior leader, il 97% sostiene che la chiave per il successo della propria organizzazione sia il pensiero strategico a lungo termine.

In uno studio separato, il 96% dei leader intervistati ha dichiarato di non aver tempo da dedicare al pensiero strategico.

Evidentemente qualcosa non torna. Quali sono le cause? Dorie Clark, Duke and Columbia Business Professor nel suo intervento TEDx scava oltre la superficie delle 62 riunioni al mese (due o tre riunioni al giorno) in cui siamo coinvolti e del tempo speso, circa il 28%, solo per rispondere alle e-mail.

Questi aspetti hanno ovviamente un grande impatto e dovremmo iniziare a chiederci e a chiedere agli atri se davvero ogni meeting sia necessario o se non sia sufficiente una telefonata solo tra i diretti interessati, se qualcosa non possa essere rimandato, se davvero le attività di tutte le persone che scegliamo di mettere in copia nelle nostre email siano veramente impattate.

Se ognuno di noi iniziasse ad agire per ottimizzare il tutto probabilmente potremmo iniziare a ricavare spazio. Dare linee guida a tutta l’azienda potrebbe essere un primo passo.

Come dicevo, la Professoressa Clark va un po’ oltre questi primi aspetti “operativi” sostenendo che:

  • In alcune culture essere impegnati è in realtà una forma di status. Quando diciamo: “Sono così occupato!”, quello che stiamo davvero dicendo è una versione socialmente accettata di “Sono così importante/popolare/richiesto.”. Questo sentimento può essere difficile da abbandonare, anche se diciamo di volerlo.

Forse dovremmo accettare che si tratta di una visione tossica, in realtà quello che vogliamo davvero è essere efficienti, lucidi non oberati e defocalizzati. Le persone riconoscono i leader nelle prime caratteristiche non nelle seconde.

  • È molto difficile per la mente umana affrontare l’incertezza. Quando ci vengono affidati nuovi compiti o sfide che tatticamente non sappiamo come affrontare, possiamo essere tentati dal raddoppiare quanto stiamo già portando avanti.

Certo rimuove l’incertezza ma se ci appelliamo al pensiero strategico, se ci prendiamo il giusto tempo per informarci, arricchirci, cercare nuove soluzioni probabilmente riusciremmo a trovare qualcosa di più efficace.

  • Domande esistenziali: “È il lavoro giusto per me?”.  Quando parliamo di questioni scomode che in realtà non vorremmo affrontare, ci diamo da fare in modo da non doverci nemmeno porre la domanda.

E qui mi chiedo, quale dovrebbe essere il fine ultimo se non cercare di avere la vita che desideriamo?

  • A volte usiamo l’impegno come un anestetico a seguito di eventi che per noi sono troppo pesanti o dolorosi. Quello che stiamo davvero cercando con il lavoro è un modo per intorpidirci.

Forse in alcuni momenti è ciò di cui abbiamo bisogno, a patto che si tratti di un momento non della regola perché di certo non è una soluzione sostenibile.

L’impegno in ciò che facciamo è essenziale, essere oberati invece non lascia spazio alla scoperta, alla creatività, al pensiero strategico. Non lasciare spazi “liberi” oltre ad essere dannoso per noi stessi non è nemmeno un reale valore aggiunto per il nostro business.

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