Le organizzazioni come contesti sociali

Di | 15 novembre 2021

Chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro può trascurare una dimensione importante: l’idea di organizzazione come ambiente sociale.

relazioni in azienda

Spesso i giovani professioni o i neomanager si concentrano sulle loro attività o sugli obiettivi assegnati. Così, orientati alla valorizzazione di sé stessi e del loro ruolo, dimenticano che l’ambiente organizzativo è complesso, molto più articolato e ambiguo di quanto gli organigrammi e le rappresentazioni formali lascino intuire.

Sembra che molti manager non riescano ad interpretare il proprio ruolo in modo sufficientemente produttivo e soddisfacente. Molti riescono ad ottenere risultati di breve periodo ma con costi altissimi dal punto di vista dello stress, proprio e dei propri collaboratori. Altri reggono nel medio periodo ma vivono con grande frustrazione le dinamiche che trovano in azienda.

Per contenere questi rischi può essere utile iniziare fin da subito a osservare l’ambiente organizzativo per ciò che è: un contesto sociale, caratterizzato dalla co-presenza di elementi di razionalità e di irrazionalità, guidato da regole formali ma anche da abitudini e accordi impliciti.

Il tema del potere

Qui di seguito riporto alcuni spunti di riflessione sul ruolo del “potere”, inteso come spinta all’azione che caratterizza le relazioni in azienda:

  • Le aziende sono entità economiche in relazione con l’ambiente di riferimento.
  • L’organizzazione è il modo in cui un’azienda genera dei meccanismi di coordinamento e integrazione tra persone, strumenti e risorse economiche.
  • L’organizzazione è un fenomeno sociale, basato su aspetti di relazione, ed è strutturata in relazioni di “potere”, alcune formali (legati al tema della gerarchia e della competenza), altre relazionali (derivati da concetti impliciti che influenzano i rapporti tra persone, gruppi e comunità professionali).
  • In un’organizzazione, tutti hanno sempre del “potere”. Qualsiasi ruolo, anche quello in apparenza meno incisivo, è contributo del sistema. Potenzialmente è quindi in grado, soprattutto quando coalizzato con altri, di svolgere azione divergente o frenante rispetto alla prospettiva indicata dalla direzione aziendale.
  • Il “potere” consiste non solo nell’applicazione delle regole ma anche e soprattutto nella gestione interpretativa di un’area di incertezza, un settore non tracciato nell’organizzazione formale.
  • Dietro a un’organizzazione ufficiale e agli aspetti formali e apparentemente razionali, c’è sempre un qualcosa di “non ufficiale” che si basa su relazioni sociali spontanee e non normate.
  • Ci sono regole non scritte, reti sociali informali e tabù in qualsiasi organizzazione. È sulla base di questi fenomeni che un’organizzazione opera. Il miglioramento della performance aziendale richiede di considerare anche queste dimensioni.
  • Regolamenti, procedure e formalizzazioni sono strumenti, non soluzioni. Da soli possono appagare gli aspetti normativi ma non sono sufficienti a soddisfare le reali esigenze sociali e produttive di un’organizzazione.
  • Questa organizzazione “non ufficiale” è la vera organizzazione sostanziale, ed è da prendere in considerazione centrale nella prospettiva dei progetti di cambiamento organizzativo. Il cambiamento non è mai il solo ridisegno delle rappresentazioni formali (strutture, processi espliciti) ma la trasformazione delle abitudini su cui si basano le relazioni sociali belle organizzazioni.

Conclusioni

Come manager, ricordare le dinamiche dell’ambiente in cui operiamo ci può aiutare ad avere una approccio più umile e strategico nella comprensione ed interpretazione del nostro ruolo. In fondo, Michel Foucalt affermava che il potere  “Non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono, coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene.”

Si tratta di una lezione importante per chiunque si trovi, anche parzialmente, a gestire delle responsabilità organizzative.

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