La leadership gentile

Di | 28 giugno 2021

Ogni giorno ci ritroviamo a dover fare delle scelte. La mole di informazioni a cui siamo soggetti, però, induce spesso il nostro cervello a servirsi di scorciatoie mentali, che possono influenzare erroneamente l’interpretazione della realtà e produrre errori di giudizio: sono i cosiddetti bias cognitivi.

In questo scenario, quindi, diventa fondamentale per un leader far emergere il potenziale delle persone che formano il suo team di lavoro, supportando tutte le azioni che incrementano il loro spirito d’iniziativa e che agevolano l’innovazione.

leadership gentile

Essere leader non significa imporre regole ferree o ricorrere alle minacce. Sebbene molti manager abbiano il potere, non tutti hanno la leadership. L’autorità e l’autorevolezza di un leader non possono essere conquistate con l’imposizione, è chi lavora con lui che le accetta volontariamente.

Si parla molto di Nudge o “spinta gentile”.

Che cos’è la leadership gentile?

La leadership gentile è l’insieme delle abilità di un leader capace di portare un team a raggiungere traguardi realistici.

Il leader gentile aiuta i propri collaboratori a prendere decisioni migliori, più razionali e vincenti, ad acquisire consapevolezza e ad esprimere nuove idee.

Secondo un’indagine condotta a novembre 2020 da InfoJobs, il 65% degli intervistati considera la gentilezza sul lavoro un punto di forza, per il 20% circa è addirittura un elemento imprescindibile. In netta minoranza chi ne evidenzia gli aspetti negativi, identificando la gentilezza come illusione (6,2%), debolezza (1,5%) o una tattica per trarre dei vantaggi (7,4%).

La percezione cambia quando il tutto si riporta alla propria situazione aziendale. Solo il 36,1% degli intervistati ha sostenuto che la gentilezza sarà una consapevolezza sempre più acquisita. Più pessimista la maggioranza del campione: il 18,2% pensa che, se le si troverà spazio, sarà puramente per una questione di apparenza e reputazione, mentre per il 45,7% la propria organizzazione continuerà a sostenere un clima rigoroso e competitivo perché visto come più utile alla produttività.

In che cosa consiste la Leadership gentile?

Possiamo dire che esercitare la leadership gentile si traduce in:

  • sincerità, solo la fiducia permette di influenzare positivamente gli altri;
  • nessun conflitto d’interessi, perché solo se non traiamo vantaggi personali dai consigli che diamo, possiamo consigliare meglio il nostro team;
  • agire con rispetto, in quanto permette di creare empatia ed alimenta la sincerità;
  • fiducia negli altri, perché nutre la loro autostima e porta ad ottenere prestazioni migliori;
  • spirito di squadra, non esiste “io” ma solo “noi”, sia che si parli di successi o fallimenti.

Utilizzare consapevolmente la leadership gentile permette di valorizzare il proprio team, sviluppando coordinamento e cooperazione e creando relazioni di spessore.

La cultura della gentilezza in azienda non solo rende la forza lavoro più felice, ma può avere un impatto positivo sui profitti: quanto più il lavoratore si sentirà apprezzato, tanto più alta sarà la sua dedizione al lavoro e di conseguenza la sua produttività.

Gentilezza sul lavoro ai tempi del Covid-19

Ma è possibile alimentare la gentilezza sul posto di lavoro quando il luogo di lavoro si dematerializza? La risposta è sì. Lo studio rivela, infatti, che ascoltare un collega e supportarlo rimangono azioni quotidiane anche a distanza per la maggior parte degli italiani (50%), a conferma che per essere una squadra non bisogna necessariamente lavorare gomito a gomito e che alcuni momenti conviviali possono essere rivissuti online (16,5%).

Chi poi ha la fortuna di avere un leader gentile, ha visto crescere a distanza la fiducia, sentendosi autonomo ma sempre parte di un gruppo (35%) e aumentare occasioni di confronto e allineamento più o meno formali per mantenere vivi senso di appartenenza e performance (25,5%).

Tale considerazione, però, non è valida per tutti: il 16,3% avverte la mancanza di confidenza e immediatezza data dal contatto fisico, mentre il 17,1% dichiara di sentirsi più lontano anche mentalmente e imbarazzato dietro lo schermo.


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