La necessità di immaginare il futuro e di ripensare il lavoro

Di | 12 giugno 2020

Stiamo iniziando ad uscire da una situazione di emergenza: una situazione congiunturale, in parte già prevista (i rischi di pandemia influenzale sono noti da oltre vent’anni) ma che ha colpito tutti ben oltre il prevedibile.

Il contesto

Bloomberg, nel febbraio di quest’anno, affermava “Coronavirus Forces World’s Largest Work-From-Home Experiment”. In realtà è stato molto di più. Si è infatti trattato di un evento che, dopo aver rapidamente messo in crisi dinamiche relazionali e modelli produttivi, sta mostrando ulteriori effetti di medio periodo: cambio di stile gestionale a livello nazionale (con l’accentramento delle decisioni in comitati di esperti), trasformazione delle abitudini sociali (distanza sociale ma anche riduzione della fiducia nei confronti dello sconosciuto, ad esempio) e di consumo (con conseguenti impatti su tutto il sistema produttivo).

In questa situazione è necessario avere la consapevolezza manageriale che non sarà sufficiente fare meglio il nostro lavoro. Sarà invece necessario sforzarsi di immaginare il futuro e avere il coraggio di esplorare nuovi percorsi.

Smart working: gli effetti sul mondo del lavoro

Concentriamoci sull’effetto nel mondo del lavoro della sperimentazione forzata del lavoro digitale da casa, perché di questo si è trattato, pur nel rispetto delle leggi vigenti su lavoro agile e smart working.

La modalità di lavoro in remoto non è una novità: presente da oltre mezzo secolo, è diventata normale e sempre più diffusa negli ultimi vent’anni. I recenti accadimenti l’hanno resa un vincolo per moltissimi ruoli, introducendola forzatamente e trasformando le norme sullo “smart working” che richiedevano “accordi individuali”. Certamente è una modalità di lavoro che, se ben bilanciata, offre vantaggi ad aziende e dipendenti.

L’esperienza concreta di questi mesi ha però evidenziato come l’uso di nuove tecnologie approcciato con modelli mentali classici non è efficace.

Tutti i lavoratori, soprattutto i responsabili, sono posti di fronte a molteplici sfide del tutto nuove, come la trasformazione della natura stessa del lavoro che davo loro non solo reddito ma anche identità sociale e abitudini rassicuranti.

Per i manager è importante ricordare che la natura della loro attività resta invariata: lavorare con e attraverso gli altri con efficienza, efficacia ed etica aziendale per raggiungere gli obiettivi organizzativi.

Si tratta però di una attività che deve raccogliere le 3 sfide derivate dalla digitalizzazione forzata dalla crisi vissuta:

  • Ridisegnare le frontiere tra vita professionale e vita personale
  • Rimettere in questione le pratiche manageriali tradizionali
  • Reinventare la cultura d’impresa e il senso di appartenenza

Strategia e gestione del cambiamento

Il successo aziendale sarà possibile solo se i manager riusciranno a concentrarsi non solo sul business ma anche sulle modalità di creazione dello stesso. Sarà necessario rivedere l’insieme delle pratiche di produzione, vendita ed amministrazione.

Quale sarà la comunità organizzativa che come manager vogliamo contribuire a costruire? Non possiamo rispondere a questa domanda esprimendoci solo tramite quote di mercato o analisi di marketing. È invece necessario avere il coraggio di tornare alla mission aziendale originaria, per verificarne coerenza e fattibilità.

Gestire il cambiamento usando soluzione stantie (come un esempio il classico: riduci i costi, delocalizza e riduci il personale) potrebbe essere molto pericoloso, soprattutto per le aziende che negli ultimi anni si sono rappresentate come orientate al cambiamento ed alla employee experience.

Sarà invece importante rivedere nell’insieme la propria vision, ad esempio analizzando quando l’introduzione consapevole di tecnologia (automazione, I.A., robotica) potrà essere utile per contenere i costi, garantire sicurezza dei lavoratori e permettere ai consumatori una positiva customer experience.

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