I 4 nemici della creatività personale

Di | 4 maggio 2020

La creatività è un terreno fertile per l’innovazione. E proprio in quanto terreno va tenuto arato, concimato e vivo al punto giusto. Un’idea non nasce nel terreno arido o acquitrinoso. Ci sono in particolare 4 “nemici” della creatività: talvolta sono dentro di noi, talvolta sono atteggiamenti altrui che corrono il rischio di bloccare il pensiero creativo comune.

Vediamoli da vicino, per riconoscerli e fronteggiarli in modo adeguato.

nemici creatività

1. Il killer neonatale

È il killer che uccide le idee in fasce, appena nate. È in azione quando sentiamo – o diciamo – frasi come “non può funzionare”, “qui non funziona” “è impossibile” in fase generativa di idee. Oppure l’apparentemente più delicato “sì, ma”.

Quando un’idea altrui ci pare balzana, poco applicabile, o semplicemente non ci piace, dovremmo cercare di capire meglio, e fare domande per approfondire.

  • Perché combatterlo: le cattive idee spesso muoiono da sole. Non assassiniamole prematuramente!
  • Cosa fare quando il killer è dentro di noi: coltivare il dubbio, mettere da parte il nostro ego
  • Cosa fare quando il killer è un altro: evitare il muro contro muro; trovare un altro modo, o un altro momento, per riproporre la nostra idea.

2. Il pugile

È quando ci poniamo in una situazione di contrapposizione, l’approccio muscolare della mia idea vs. la tua idea.

È in azione quando amiamo a tal punto la nostra idea da non essere aperti alle idee altrui. La creatività nasce dal dubbio, se diamo le cose per scontate le nuove idee non nasceranno mai.

  • Perché combatterlo: l’idea del singolo è solitamente meno ricca di un’idea di gruppo
  • Cosa fare quando il pugile è dentro di noi: uscire da una logica win-lose: non si tratta di vincere o di perdere.
  • Cosa fare quando il killer è l’altro: ascoltare, cercare di capire, rassicurare, non cadere nella trappola win – lose, aggiungere interlocutori esperti di altre discipline.

3. L’indisciplinato

L’atto creativo non va confuso con il disordine mentale.

L’atto creativo è un processo ordinato. Professioni creative, come quelle artistiche tout court, si basano su una disciplina ferrea, sull’esercizio, sulla pianificazione. Chi non fa della creatività una professione, ma ha bisogno di essere creativo per ottenere i migliori risultati, deve trovare un processo personale che consenta di far crescere al meglio l’idea.

  • Perché combatterlo: perché non basta avere una buona idea, bisogna farla germogliare.
  • Cosa fare quando l’indisciplinato è dentro di noi: pianificare, rispettare la pianificazione e i momenti dedicati alla creazione.
  • Cosa fare quando l’indisciplinato è l’altro: verificare le priorità, creare accordi vinco – vinci.

4. L’illuminato

La letteratura e la narrazione della storia ci hanno portato a credere che l’atto creativo in sé sia l’illuminazione del singolo, completamente avulso da ciò che gli accade accanto. L’eureka di Archimede, la mela di Newton fino ad arrivare alla lampadina di Archimede Pitagorico.

È vero che la soluzione a qualcosa su cui ci stiamo arrovellando può arrivarci mentre stiamo facendo la doccia, o mentre ci laviamo i denti. Ma è altrettanto vero che la creatività, senza la capacità di recepire l’innovazione, è fine a se stessa.

Un esempio non molto conosciuto ma sicuramente illuminante lo troviamo nella storia. Il disco di Festo, reperito dagli archeologi sull’isola di Creta e datato 1700 a.C. è il primo esempio conosciuto di stampa a caratteri mobili, ben prima di Gutenberg (1455 d.C.). Eppure, quell’atto creativo che secoli dopo avrebbe contribuito allo sviluppo della società occidentale in modo considerevole, arrivato troppo presto si perse sotto cumuli di terra e venne dimenticato per sempre.

  • Perché combatterlo: perché la creatività è al servizio dell’innovazione e nasce dalla necessità.
  • Cosa fare quando l’illuminato è dentro di noi: aumentare la capacità di ascoltare, cercare di capire quello che gli altri non dicono, partire dalle necessità e dai bisogni.
  • Cosa fare quando l’illuminato è l’altro: se è il capo, buona fortuna! Però no panic: co-definisci le priorità, pianifica, aiuta a “mettere a terra”.

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#DTF2020

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