Leadership: quando l’ego si mette in mezzo

Di | 20 aprile 2020

L’ostacolo più grande che una persona può incontrare sulla strada verso una leadership piena e adulta non sono le sventure, né persone maldisposte. È il proprio ego.

leadership ed ego

È un paradosso. L’ego spesso rappresenta il primo gradino del successo. È difficile che persone poco sicure di sé, non determinate e poco energiche siano individuate dalle aziende per ricoprire posizioni di responsabilità. È quella sorta di “leadership naturale” che si individua in alcuni fin dall’infanzia, con alcuni tratti positivi (simpatia, seduzione – in senso letterale del termine, se-ducere, portare a sé), a volte accompagnata da tratti negativi (difficoltà all’empatia, volontà di scegliere anche per gli altri).

L’ego quindi è una sorta di super potere, un fattore spesso necessario per la crescita aziendale, per farci distinguere, per farci emergere. Non va certo demonizzato. Solitamente è associato con il coraggio, con la voglia di esprimere se stessi, con valori come la crescita e il miglioramento.

Super potere affine all’aria, perché fa innalzare, ma può anche far levitare. Un po’ come l’elio, che trasforma una persona nel proverbiale “pallone gonfiato”.

Quali sono i sintomi di un ego controproducente?

I tuoi collaboratori non crescono

Qui la misura di riferimento non sono solo i risultati, ma anche le capacità. Prova a porti queste domande, persona per persona: cosa ha imparato di nuovo? Cosa ha imparato da solo?

I tuoi collaboratori non migliorano

I tuoi collaboratori sanno dove vedi margini di miglioramento? Hai chiarito il “perché“? Co-definito il “cosa”? Accompagnato nella scelta del “come”, solo quando davvero necessario?

I tuoi collaboratori fanno tutto quello che chiedi, senza fiatare

Il sogno dell’efficienza si può trasformare nell‘incubo dell’efficacia. Quando, giorno dopo giorno, anteponiamo i risultati dell’oggi a quelli del lungo periodo, stiamo mettendo a rischio la nostra capacità di innovare, creare, pensare cose nuove.

L’idea migliore è sempre la tua

Quanti punti (metaforici o reali) dai a chi porta idee nuove? E quanti a chi gioca a scoprire qual è la tua idea per proportela? Con il secondo approccio le menti più creative verranno sistematicamente frustrate, demotivate, zittite. Andranno a proporre le loro idee a qualcun altro: i più aggressivi al tuo capo, i più accomodanti al circolo del bridge, i più determinati alla concorrenza.

Quali solo le azioni correttive?

Esercitare l’umiltà

Prova a mettere in discussione il tuo punto di vista. Come stai guardando il tuo interlocutore? In cosa il tuo modo di vedere può limitare la tua capacità di ottenere i risultati?

Prova a prendere nota di tutte le volte che un’altra persona, un tuo collaboratore, una lettura ti hanno fatto cambiare punto di vista.

Coltivare il dubbio

Impara a riconoscere e a sfidare i tuoi pregiudizi e le tue generalizzazioni. È davvero un fatto? Quali elementi a sostegno? E se leggessi questo fatto da un’altra prospettiva, cosa vedresti?

Prova a mettere in discussione i tuoi assunti. Chi la pensa in maniera diversa da te? Chi può avere un punto di osservazione diverso dal tuo?

Farsi sorprendere

La sorpresa è una delle emozioni più improvvise e di minor durata. Proprio perché imprevedibile, e talvolta associata a nostre reazioni non propriamente controllate, tendiamo a bandirla dal contesto professionale. Eppure, la sorpresa è la strada per la meraviglia, per essere capace di vedere con nuovi occhi, per vedere le persone sotto una luce diversa. Quand’è l’ultima volta che ti sei fatto sorprendere?

Valorizzare la differenza, l’innovazione, la diversità

Nell’epoca dei social, del valore di ognuno che passa da quanti like riceviamo, il mindset della valorizzazione della differenza è davvero poco diffuso. Ma questo non vale nelle relazioni umane reali. Cosa porta l’altro che io non ho? Quali lacune colma? Quali terze alternative, per dirla con S.R.Covey, possiamo trovare?


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