Le opportunità del reverse mentoring

Di | 30 luglio 2019

Oggigiorno il livello di insicurezza percepita dai lavoratori rispetto al futuro sta crescendo sempre più, generando un effetto negativo determinato dalla diminuzione dell’engagement.

Il “patto di reciprocità” tra individuo e aziende muta, così come il rapporto di lavoro, caratterizzato da prospettive di breve-media durata e da una continua rinegoziazione di carattere quasi esclusivamente economico.

Il rapporto tra newcomer e organizzazioni si è modificato.

Attualmente Il mercato del lavoro vede la presenza di diverse generazioni che, inevitabilmente, presentano approcci e riferimenti valoriali differenti. In particolare, i Millennial e la Generazione Z si discostano dalle altre – Builder, Baby Boomer e Generazione X – in maniera decisamente forte.

Le nuove leve sono abili nel cogliere i vantaggi dalle opportunità che si presentano.

Comunicazione e utilizzo della tecnologia sono per loro elementi centrali e imprescindibili, più importanti anche rispetto alla formazione e all’ambiente lavorativo. Inoltre, tendono ad apprendere dall’esperienza, motivo per cui deve essere il più possibile personalizzata affinché possano sentirla propria.

Queste nuove innovazioni tecniche creano all’interno delle aziende un divario digitale tra junior e senior, un gap di conoscenze e comportamenti efficaci nell’utilizzo di certi strumenti, che se non monitorato rischia di rendere meno fluida la comunicazione tra le parti.

Reverse Mentoring: Il connubio tra esperienza e competenze digitali

È proprio in questo contesto che si sviluppa il reverse mentoring: un processo mediante il quale i giovani tipicamente con meno esperienza, ma con una forte competenza digitale, aiutano i senior, in possesso di capacità di problem solving maggiori grazie ad abilità acquisite durante tutta la carriera professionale, a familiarizzare con la tecnologia, alla ricerca di un reciproco scambio.

La cultura del mondo digitale, in cui gli under 35 (o addirittura under 20) sono nati, viene trasmessa ai senior che a loro volta contribuiscono a creare nei giovani una maggiore consapevolezza di sé stessie ad avere una visione della realtà lavorativa più ampia e un immediato accesso alle informazioni, oltre che a gestire il lavoro in team diversamente.

Per comprendere meglio questo processo, prendiamo un esempio concreto: l’implementazione delle capacità di project management.

Da una parte i giovani insegneranno come utilizzare gli strumenti digitali per la gestione di un progetto (e-calendar e organizzazione di riunioni a distanza), dall’altro i senior potranno trasmettere i principi sempre validi per raggiungere i risultati di un piano di lavoro (formulazione di una vision o definizione di un obiettivo specifico).

Chi ha la responsabilità dello sviluppo delle risorse umane deve fare attenzione a comprendere e gestire le dinamiche in gioco, agevolando il processo di reverse mentoring a livello organizzativo e dal punto di vista relazionale, per ridurre i gap valoriali e di prospettiva al fine di liberare una maggiore creatività nell’affrontare con uno spirito nuovo le sfide che si presenteranno.

Se ben implementato, infatti, può diventare uno strumento per migliorare la gestione dei talenti, l’employer branding, la promozione della diversità, il superamento del digital gap, lo sviluppo della leadership, lo scambio di contenuti intergenerazionali, la diffusione del know-how interno e la promozione della cultura del long life learning.

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