Millennials…who?

Di | 12 novembre 2018

Non li capisco!

Non rispettano la gerarchia

Hanno la pretesa di decidere loro come lavorare

Queste sono solo alcune delle frasi che sempre di più sento dire da manager aziendali che si trovano a gestire i millennials che entrano nei loro gruppi.

Di loro si continua a parlare, fare studi, convegni, ma esattamente di cosa parliamo quando viene usata questa espressione?

millennials

Caratteristiche della generazione Y

  • Nati tra il 1983 e il 2001 (dopo questa data si parla di “nativi digitali”)
  • Diversa appartenenza etnica
  • Abili con la tecnologia
  • Svariati background famigliari
  • Età attuale: 1634
  • Nel corso della loro vita, si è posta enfasi sul lavoro di gruppo
  • Abilità innata a comprendere ed apprendere altre lingue straniere
  • Calo del senso di appartenenza

Dinamiche intergenerazionali in azienda

Queste caratteristiche generazionali si riscontrano quotidianamente in azienda attraverso diverse problematiche intergenerazionali:

Rispetto della gerarchia:

questa generazione è cresciuta in un contesto sociale dove la gerarchia doveva essere dimostrata sul campo, pertanto, anche nel lavoro, gerarchie ed organigramma sono di difficile interpretazione. Questo accentuerà sempre più la necessità di sbilanciare il binomio autorità-autorevolezza verso la seconda.

Senso di appartenenza:

lavorare per un’azienda e dedicarci le energie proprio perché è quell’azienda è una peculiarità sempre più rara, nei millennials praticamente scompare del tutto. Il senso di appartenenza è spostato sul gruppo, il team e i colleghi (indipendentemente dal reparto), pertanto la difficoltà nel cambio di azienda non sarà più per una sorta di “tradimento” verso un brand, ma piuttosto verso un team.

Comunicazione:

grandi riunioni, discussioni lunghe, slide piene di dati e parole, tutti fattori che non appartengono a queste nuove generazioni. Si prediligono comunicazioni rapide e con mezzi innovativi. Sento spesso da Direttori Commerciali dire “non sanno fare una telefonata, mandano mail e trovano i clienti su Linkedin”.

Motivazione sul lavoro:

“mi sembrano già svogliati a nemmeno 30 anni!”. Una generazione che sta conoscendo un mercato del lavoro precario non solo nei contratti, ma anche nelle competenze apprese. All’ennesimo contratto di pochi mesi nato con la premessa/promessa “è finalizzata all’assunzione”, che poi finisce senza conferma si rischia di non crederci più. Pertanto anche se poi ricevono un contratto stabile, c’è una disillusione di fondo.

Dimensione “social” dell’individuo:

le decisioni si prendono sempre più in team; dalle microdecisioni alle dinamiche di apprendimento, il tutto passa dal team. Ci si confronta, si discute e si decide insieme, condividendo una linea che varrà rispettata.

Queste dimensioni vanno sempre più affrontate quindi, sospendendo il giudizio e il paragone, in quanto queste dinamiche sono presenti in modo innato in queste generazioni. Nasce la necessità di adottare una posizione percettiva nuova per gestire al meglio queste nuova modalità relazionali per valorizzare le performance e facilitare l’integrazione intergenerazionale.

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