L’ottimismo porta all’incremento delle performance?

Di | 25 luglio 2018

Se dovessimo definire l’ottimismo potremmo, secondo Epitteto, spiegare che esso sta nel “modo in cui viviamo una situazione”. In sintesi, non è la situazione in sé ad essere problematica bensì il modo in cui noi la interpretiamo.

Tutti noi oscilliamo tra momenti di ottimismo e pessimismo, a seconda dell’umore e degli eventi. La buona notizia che ci viene data dai ricercatori in ambito psicologico è che possiamo rafforzare il nostro ottimismo. Scopri come con l’articolo di Annette Chazoule, consulente Cegos.

ottimismo

In cosa si differenzia l’ottimismo dal pessimismo?

Per capire le differenze tra ottimismo e pessimismo, vanno presi in considerazione 3 elementi:

  • Auto-responsabilità: me o non me
  • Relazione con il tempo: permanente o temporanea
  • Distorsione nell’interpretazione: generale o specifica

Ad esempio:

“Ho gestito questo progetto perché sono stato fortunato e fortunatamente anche il cliente è stato indulgente…” (auto-responsabilità negativa, ovvero il successo non è derivato dal mio comportamento ma da quello del cliente)

oppure:

“Ho gestito questo progetto come è al solito. Quando mi preparo bene vinco sempre, è così …” (auto-responsabilità positiva)

La differenza è chiara!

I comportamenti che favoriscono lo sviluppo dell’ottimismo sono legati alla capacità di interpretare gli eventi che si vivono cercando di “migliorarli”. Ciò vuol dire quindi cercare di vivere nel miglior modo possibile le situazioni, che siano complicate o inaspettate.

La difficoltà si trova nel fatto che i comportamenti sfavorevoli sono più insiti nelle nostre abitudini operative e nei nostri riflessi comportamentali. Ad esempio:

  • La cultura della critica: la convinzione che sottolineare gli errori o le difficoltà consenta all’altro di progredire. Al contrario, un comportamento corretto comporterebbe lo sviluppo dei punti di forza e il riconoscimento delle qualità altrui.
  • Abitudine edonista: quando le condizioni di lavoro si evolvono positivamente (attraverso il riconoscimento, lo sviluppo professionale o la promozione) l’impatto nel tempo è relativamente breve. L’individuo si abitua subito e anche ciò che prima era ritenuto tanto raro quanto sperato diventa poi normalità.
  • La paura della contrattazione: di fronte ai complimenti di un collaboratore o superiore, il riflesso naturale è spesso la diffidenza “che favore dovrà chiedermi? “

Come coltivare l’ottimismo?

Ci sono molte azioni, grandi o piccole, che si possono adottare per sviluppare l’ottimismo:

  • Scrivere ogni giorno 3 bei momenti trascorsi. Scrivere a mano su un diario aiuta a creare un ancoraggio positivo.
  • Obbligarsi a guardare ai problemi e alle difficoltà anche come potenziali opportunità.
  • Gestire il proprio team mostrandosi come un leader positivo: che non condanna l’errore, che stimola alla creatività e alla benevolenza…

Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di andare avanti. – Winston Chrurchill

 


 

Leggi l’articolo “Happy Management: scegliere la positività in azienda” e consulta i corsi dell’area “Management & Coaching”.

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