I grandi interrogativi sulla Leadership

Di | 28 luglio 2016

Ci si domanda se sia ancora il tempo delle grandi certezze quando si parla di leadership, sia a livello aziendale, sia a livello contestuale o sociale. Di certo, come in molti casi, generalizzare è poco opportuno. Tuttavia esiste un trittico di partenza che possiamo far ruotare rispetto alle differenti situazioni.

La leadership si riferisce più a uno stato personale, a delle acclarate capacità o a una reale intelligenza situazionale? Tutte le 3 componenti hanno un loro fondamentale rilievo, ma la ricerca del mix più conveniente ormai cambia al cambiare del punto cartesiano su cui ci si trova in certo momento, ma poco dopo le coordinate mutano e scatta la nuova ricerca.

 Comportamenti, approcci, contesti, risultati

La letteratura cartacea e virtuale è colma di check list comportamentali per il buon leader, ma spesso hanno il sapore di un piatto insipido, perché troppo sganciati dalla realtà che ognuno vive. E dunque ci si chiede (ancora una nuova domanda) se esista un menu di fondo a cui attenersi, al di là del fatto che – lo sappiamo bene – alla fine i risultati costituiscono “il cuore leggibile” del leader.
Ed è per questo che è apparso nel tempo anche il filone della “bad leadership” che, per ottenere quei risultati, non passava necessariamente per le grandi “high way” del coinvolgimento, della passione e dell’esempio (men che meno). Dunque, ancora una volta il mito (vero o falso che sia) del leader-eroe, del grande uomo (o donna) solo/a al comando.

Uno sguardo lucido sulla realtà

Purtroppo l’ambiente sembra spingere le aziende a reagire costantemente alla complessità del sistema rendendo la leadership (singola o corale) oggetto di un continuo aggiustamento. I comportamenti così ben elencati nelle opere onnicomprensive prima citate,  tendono a diventare solo dei buoni propositi. E allora cerchiamo di aprire gli occhi su ciò che ci circonda e indichiamo in una sorta di immagine istantanea un possibile framework di riferimento.

ruoli del Leader

 

Quindi né eroi, né santi i leader di cui si ha bisogno: solo una metodologia versatile che non distoglie mai lo sguardo e l’attenzione dalla realtà.

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