Stabilità emotiva in tempi incerti

Di | 8 luglio 2015

“Certe cose non torneranno più”… sono le parole che molti pronunciano rispetto al mondo attuale, e quello aziendale non sfugge a questa sorta di innocente litania. Forse non sono tanto i cambiamenti che creano timori, bensì la loro intensità che negli anni si è incrementata. In fondo anche i temporali (per lo più estivi) non hanno mai spaventato veramente nessuno, ma quando sono forti e violenti, accompagnati da tuoni secchi e profondi, possono far paura, specialmente se lasciano danni e distruzione.

Stabilità emotiva e clima aziendale

Da tempo sentiamo parlare di intelligenza emotiva che, però, se non corroborata da vere capacità tecniche, non porta lontano. Oggi l’esigenza diffusa è avere nelle organizzazioni manager che non solo sappiano gestire le emozioni proprie e altrui, ma sappiano pure condurle ad un equilibrio col quale evitare pericolosi up and down di clima all’interno del proprio team. L’aspetto emozionale è collegato direttamente alla carica energetica delle azioni umane e proprio per tale ragione deve essere curato e formato a costituire una fonte positiva di spinta verso gli obiettivi e la loro eventuale – anzi quasi certa – variazione in corso d’opera.

Raggiungere la stabilità emotiva

Raggiungere questa stabilità non è facile in quanto ognuno parte da situazioni e profili individuali differenti, alcuni dei quali possono essere svantaggiati da una radice psicologica non in linea con questo scopo. Tuttavia possiamo indicare 3 linee di sviluppo che agiscono su 3 dimensioni essenziali della persona:

stabilità emotiva1. La dimensione fisica: qualcuno la chiama l’igiene di vita e consiste nel prestare attenzione a ciò che compone questa dimensione, ossia nutrirsi in modo sano, favorire attività che facciano muovere il corpo, ricaricarlo con il giusto mix tra sonno e relax.

2. La dimensione emotiva: si tratta di cercare di raggiungere quell’importante coerenza interna caratterizzata da uno stato emotivo neutro che non ha il sapore di una assenza “affettiva”, bensì di accoglimento di sentimenti piacevoli e spiacevoli ancorati alla razionalizzazione delle situazioni che li hanno provocati.

3. La dimensione mentale: è l’elemento che completa in maniera decisiva il lavoro della stabilità emotiva e che potremmo chiamare T-cup, ovvero “Think correctly under pressure”, l’attivazione di un “pensiero corretto” quando si è sottoposti a sollecitazioni esterne pressanti. Sappiamo che la creazione mentale precede il comportamento individuale e che agire sulla prima garantisce una maggiore efficacia del secondo.

Signori, questo è il prezzo della stabilità: vogliamo aprire il nostro portafoglio emotivo e fare un buon investimento?

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