Il management del futuro: di cosa stiamo parlando?

Di | 4 maggio 2015

I luoghi comuni sul futuro si sprecano – ma non solo per il futuro, ovviamente – sia per quanto riguarda l’esistenza di ognuno, sia per quanto concerne (e forse anche di più) la vita aziendale. “Bisogna prepararsi al futuro”, “Non sai mai cosa ti riserva il futuro”, “Nel futuro cambieranno molte cose”, “Saper anticipare è fondamentale”… ma guarda un po’. Eppure la nostra percezione è falsata dal fatto che la nostra vita è un presente continuo sempre in mutamento, dove – peraltro – certi fenomeni restano immutati negli anni e nei lustri, specialmente quelli legati ad aspetti di inefficienza, di incapacità, di privilegi.

A volte leggere i titoli di giornali, anche autorevoli, di decenni fa è assai sconcertante: cambiati nomi, data e grafica certi contenuti restano gli stessi, certi temi campeggiano invariati. Chi parla del management del futuro può essere tacciato di essere un visionnaire (meglio per qualcuno pensare al Billionaire… per rima e per promesse illusorie, battutina sciocca ma ogni tanto ci vuole per alleggerire la lettura) giacché, nel tentativo di immaginare eventi e situazioni che ci potranno coinvolgere o travolgere, si può rasentare l’utopia oppure semplicemente ipotizzare la realizzazione di propri desideri, ancorché si tratti di supposizioni più che legittime e auspicabili.

Un nome fra tutti coloro che hanno tentato o tentano di prevedere il futuro: Gary Hamel, teorizzatore del management 2.0 e professore alla London Business School in ambito di strategia internazionale e innovazione. What matters now è il titolo di una sua recente pubblicazione (2012) nella quale l’autore cerca di spiegare come vincere in un mondo caratterizzato da cambiamenti incessanti, competizione feroce (l’oceano rosso dove le aziende si danno battaglia) e fenomeni innovativi inarrestabili. Già nel 1996 Hamel scriveva sul tema del Competing for the future, ponendosi al centro di tale dibattito e maturando la fama di business thinker. Ma facciamoci una domanda, a mio avviso non banale: fino a che punto un accademico – ovvero un intellettuale, un pensatore di business in questo caso – può influenzare chi invece agisce come business player? Il pensatore può essere anche stato consulente di grandi aziende e quindi avere accumulato un’esperienza di tutto rispetto, ma riesce effettivamente ad entrare nei pensieri – e non è un semplice gioco di parole – del middle management che notoriamente si accolla la responsabilità del quotidiano agire delle imprese? Dal thinker al player: un passaggio cruciale per cercare di attrezzare l’azienda rispetto al futuro, quel futuro che per il signor Rossi, personaggio del disegnatore italiano Bruno Bozzetto, “inteso come verbo, il futuro non mi mette paura”.

Spingersi a delineare ciò che attende l’universo aziendale nell’arco di un orizzonte di 15/20 anni non è semplice, ma alcune tendenze sembrano abbastanza accreditate:

  • L’idea di un’azione one best way pare appartenere al passato per le crescenti sfumature della complessità ambientale.
  • L’autorevolezza dei ruoli non dipenderà solo dai propri saperi, ma anche da uno o più “x factor”, il primo dei quali sembra essere un approfondimento del pensiero sistemico, ossia l’abilità, metaforicamente parlando, di vedere la foresta e gli alberi nello stesso tempo.
  • L’attenzione a decriptare quali saranno le forme di manifestazione di una nuova complessità.
  • La ricerca sulle modalità formative utili per accompagnare manager, collaboratori, lavoratori verso il 2030/2040.

Mi scuso se ho fatto abbondante uso di espressioni inglesi, ma questa lingua è quella imperante nel mondo organizzativo, non di rado assai calzante per la sua sintetica espressività e perché da tempo è il nuovo esperanto del business. Ma di più: questo è il primo mio contributo inerente questo topic (pardon!, questo tema…) ed è teso a disegnare il perimetro iniziale rispetto ai numerosi contenuti che può comportare. E se è vero che il management del futuro è un percorso tutto da scoprire con la dotazione però di alcune lanterne di Diogene, che potrà essere del futuro del management e del manager? Ne parleremo in… futuro, chiaramente.

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